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Lame al femminile
Lame al femminile dal 29 maggio - 19 settembre 2004

Lame al femminile.

Le forbici e le arti delle donne: cucito, ricami e merletti.

Scarperia, Palazzo dei Vicari.

Orari: dal mercoledì al venerdì ore 15,30-19.30; sabato e festivi ore 10-13 e 15,30 19,30

La Mostra è un’ occasione per riflettere sulle principali occupazioni femminile del passato, legate alle arti del cucito e del ricamo e nello stesso tempo intende offrire un’ampia esemplificazione della produzione di forbici, uno dei principali strumenti di queste arti.

Grazie alla collaborazione di diversi collezionisti italiani e agli esemplari posseduti dal museo dei ferri taglienti di Scarperia saranno esposte forbici di diversa provenienza e di diverse epoche, dal XVI secolo in poi, legate comunque ad attività delle donne: forbici da cucito e da ricamo, ma anche forbici spegnimoccolo, forbici per tagliare lo zucchero, preziosi e raffinati astucci con set da ricamo per le donne più ricche,
chatelaines da portare alla cintura con tutti gli strumenti per esercitare il proprio ruolo di padrona di casa, fino alle forbici di uso comune, molte delle quali prodotte proprio a Scarperia.

L’allestimento è arricchito con ricami antichi oppure legati alla produzione locale.

Completa la mostra un interessante studio sulla produzione di forbici a Scarperia. L’articolo qui sotto riportato è solo un assaggio di quello che è disponibile sul catalogo che accompagnia la mostra.

FORBICI DI SCARPERIA di Luciano Salvatici

Scarperia è ben nota per la produzione di coltelli, che fm dal Quattrocento era attiva e risulta documentata nell'inventario dei lasciti del banchiere fiorentino Francesco di Romolo Bucci, redatto ne11479. Nel 1538 fu istituita a Scarperia l'”Arte de coltellinai", per regolamentare un 'attività che implicava ormai numerosi artigiani. Il nome di quella corporazione fa pensare ai coltelli come prodotti esclusivi, o comunque di gran lunga principali rispetto ad altri strumenti taglienti. In realtà non era necessariamente cosi, e a Scarperia la fabbricazione delle forbici aveva ottenuto un notevole successo, e rappresentava un importante elemento della vendita.

Non a caso nelle aggiunte alla regolamentazione dell' Arte de coltellinai" avvenute nello stesso secolo vi è riferimento anche alle forbici. Ma si possono ricavare dettagliati conteggi nei " Libri di bottega di Giordano di Guido Giordano"', pubblicati e commentati da Giancarlo Baronti, che comprendono gli elenchi periodici della merce prodotta dal 1552 al 1562, e furono scritti dal proprietario di una ditta scarperiese particolarmente importante. Da questi risulta che la quantità di forbici superava di gran lunga ogni altro strumento tagliente, anche i coltelli. Forbici e cesoie raggiungevano quasi la metà dell'intera produzione, mentre l' altra metà era composta da coltelli (meno di un quarto del totale), temperatoi, forchette, astucci, coltelliere.

Le forbici sono annotate con termini che riguardano essenzialmente le misure: forbicine, forbici mezzanine, mezzane, bastardine, bastarde".

Quelle da cucito anche nell'uso domestico appaiono come la richiesta assolutamente maggiore, e le forbicine ne oltrepassavano ampiamente la metà. Il termine “forbici " senza altra specificazione riguarda circa il 10%, e può riferirsi alla misura piena o talvolta a tipi particolari non elencabili tra gli altri termini. La doratura compare per circa un quarto degli esemplari, e sottolinea una lavorazione particolarmente accurata.

Erano invece elencate come "cesoie" quelle con le due parti unite mediante un arco di acciaio con funzione di molla, posto all'estremità. Strutturalmente ben diverse dalle forbici, che allora come oggi si distinguono per avere le due parti unite da un perno sul quale ruotano, avevano peròanche impieghi simili tra i quali quelli destinati alla sartoria e al cucito.

Un altro elemento che fa notare l'importanza della produzione di forbici a Scarperia si nota nel "Giornale di viaggio in Italia" dello scrittore francese Michel Eyquem signore di Montaigne, che raggiunse questo centro abitato il 21 novembre 1580 e vi pernottò. Sulla produzione annotò "si fa gran smercio di astucci, forbici e simili mercanzie". Il fatto che abbia tralasciato una citazione esplicita dei coltelli non significa certo che essi non fossero ben presenti, ma che talvolta potevano essere superati dalla particolare evidenza che a quanto pare vi raggiungevano le forbici.

In epoche meno lontane la fabbricazione delle forbici sembra ormai in secondo piano rispetto a quella dei coltelli. Nel censimento del 1841, ancora nel Granducato di Toscana, i forbiciai risultano in numero particolarmente ridotto rispetto ai coltellinai. Dopo l'unificazione nazionale nel Regno d'Italia l'aumento della produzione a Scarperia riprese, e quello delle forbici risenti in maniera evidente, tanto che nel censimento del 1881 i forbiciai giunsero ad essere più di un quarto tra i fabbricanti di articoli taglienti. Nei censimenti avvenuti nel Novecento la loro quantità continua ad essere significativa, pur se sempre minoritaria rispetto a quella dei coltellinai, fino al censimento de1 1936. Ma in quello del 1961 risulta ancora in attività ormai un solo fabbricante di forbici. Questo carattere secondario riguarda la quantità, ma non la maestria dei forbiciai al cui lavoro era legata una particolare destrezza nella forgiatura, necessaria per ottenere prodotti che venivano interamente realizzati dando forma anche nei dettagli all'acciaio rovente martellato sul l'incudine. Con le operazioni successive, come la limatura e la molatura, venivano rese rapide perché ridotte a poco.

Questa particolare abilità rimase caratteristica anche nel Novecento, finché continuò la produzione delle forbici. Le testimonianze raccolte intervistando i coltellinai o i commercianti più anziani, pubblicate in " Vivere di coltelli” di Luciano Ardiccioni e Giovanni Contini, riportano in più occasioni una particolare stima verso chi fabbricava forbici.

Un commerciante asseriva:

"Il prezzo, capisce, era i prezzo commerciale a seconda dell' articolo. I'Savi, questo famoso artista pe ' le forbici, lui le faceva più care di tutti, però la sua l'era perché valeva i' prezzo più caro di tutti [. ..] sembrerebbe infino impossibile come faceva gli occhi e come faceva i gambi. Gli faceva tondi come fatti al tornio. E gli faceva col martello, e poi con la lima e poi lucidi come cromati."

Un anziano coltellinaio alla domanda "I forbiciai eran considerati più bravi dei coltellinai? " rispondeva " Più bravi pe ' i' martello. Perché chi non aveva la disposizione di forgialli bene, non lo poteva fare i' forbiciaio. "

Un altro dava risposte analoghe, raccontando anche una sfida che dimostrava quella abilità nella forgiatura e che era rimasta nella "storia" locale:

"I forbiciai erano considerati di più dei coltellinai? "

"Sì, ma ci voleva più arte. Una volta [...] due forbiciai fecero una scommessa, foggiarono un paio di forbici, a chi le faceva meglio. Tutte fatte co' i 'martello dovevan tagliare. Le feciano, e tagliavano."

"Senza arrotarle ne nulla"

"Senza arrotare."

Gli esemplari noti, con marchi in cui si legge il nome di Scarperia, sono stati fabbricati negli ultimi anni dell'Ottocento, e soprattutto nella prima metà del Novecento. È però probabile che si tratti di forme che erano ormai state definite già in tempi precedenti, poiché queste forbici scarperiesi avevano come scopo essenziale la funzionalità e non la decorazione suscettibile alle mode, e quindi una volta raggiunte caratteristi- che efficaci si tendeva a mantenerle, come è avvenuto ovunque per tanti diversi generi di strumenti di lavoro. Le forme sono apparentemente molto semplici, ma in realtà la definizione di una serie di elementi che migliorano la funzionalità richiedeva appunto la particolare abilità degli artigiani nella forgiatura.

La varietà delle misure costituisce l'elemento più evidente che caratterizza i diversi esemplari della produzione: dalle forbici più piccole per ricamo o per altri impieghi minuti nel cucito, a quelle più grandi e forti per tagli delle stoffe anche in più strati, o per altri usi da effettuare con energia. Inoltre non mancava una serie di misure intermedie perché ciascuno potesse trovare il tipo più funzionale per ogni particolare uso. Oltre a questo, vi sono anche diverse forme delle lame, simmetriche o asimmetriche, più o meno acute, corte e larghe per gli usi più forti, lunghe e leggere come nelle forbici da scrittoio, o con altre particolarità secondo la specifica destinazione.

Le caratteristiche di dimensioni e di forme fin qui accennate possono essere analoghe anche nelle forbici fabbricate nei centri più diversi. Una caratteristica maggiormente tipica di Scarperia si può però notare nella forma dei gambi che sostengono i due anelli, poiché in questa parte ricorre il più delle volte l'uno o l'altro di due tipi locali ben distinti. Quello che potrebbe essere di origini più antiche consiste in gambi diritti di sezione tondeggiante, che gradualmente si assottigliano e infine si uniscono agli anelli restando ben separati, talvolta divergendo in maniera evidente. L'altro tipo consiste invece in gambi a superfici spianate dai due lati, che si incurvano prima in fuori e poi giungono in contatto, o quasi, dove ne derivano gli anelli. Si può inoltre notare che i gambi diritti sostengono generalmente una coppia di anelli uguali, mentre quelli curvi generano spesso anelli asimmetrici per poter inserire più dita dal lato opposto al pollice, ameno che non si tratti di forbicine da dita singole.

Anche questa descrizione dei gambi potrebbe corrispondere per forbici di tutta altra origine, specialmente nel caso di quelli diritti; ma in realtà soprattutto l'altro tipo a Scarperia veniva forgiato con una curvatura e controcurvatura da cui risulta un andamento piuttosto particolare.

La crescente concorrenza della produzione industriale, con forme ottenute a stampo, che da tempo avveniva in altri centri italiani e stranieri fece gradualmente ridurre, e infine scomparire, la fabbricazione artigianale a Scarperia. La forbice "tipo Scarperia" è comunque rimasta in questa moderna produzione nazionale, riproducendo industrialmente forme tradizionali di questo centro ma perdendo quelle particolarità, come notato nell'esecuzione dei gambi, che erano legate alla forgiatura manuale e alla personalità di ciascun artigiano.

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