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XXVII Mostra

 Scarperia

19 Maggio-4 giugno 2000

 Palazzo dei Vicari

Antichi Guerrieri, artigiani d'oggi

 ed inoltre

I coltelli di Randall

II coltello "Custom" italiano

 Coltelli Gioielli

11° concorso Coltello amatoriale

 

 

 

Antichi Guerrieri, artigiani d'oggi
Armi resuscitate: dai Celti al XVII secolo

La collezione Del Tin

di Luciano Salvatici

Legionari romani, Vichinghi, crociati: quante volte li abbiamo visti nelle figure dei libri, nei film, nei giornali a fumetti!
E sempre con le loro armi, gli elmi, gli scudi, le corazze. Ma dove sono, in realtà, queste armi? In quale museo possiamo ammirare in tutto il loro lucente splendore? Una simile speranza e destinata a restare generalmente delusa, perché quel poco che e sopravvissuto ha quasi sempre l'aspetto di una reliquia: ferri spolpati dalla ruggine, parti in legno, in corno o in cuoio, di cui non e rimasta nemmeno la traccia, rare decorazioni in oro o in argento sopravvissute incorrotte come crosticine su un metallo
corroso e annerito, a volte quasi del tutto disfatto. II bronzo ha sopportato meglio le ingiurie del tempo, ma da quando il ferro e divenuto il metallo principe per la realizzazione di armi e protezioni del corpo, a una migliore efficienza si e associata una maggiore facilita di deterioramento.
I reperti provengono generalmente da sepolture, campi di battaglia, scavi e dragaggi.
Sono elementi preziosi per gli studiosi, che nonostante le pessime condizioni riescono a leggervi le forme originali, le tecniche di fabbricazione, le modalità di impiego. Ma a chi non sia un cultore della materia appaiono come oggetti che riescono a trasmettere il senso dei secoli trascorsi, ma non a rendere l'idea di come apparivano quando erano integri e lucenti.
Spesso per riuscire a tarsi un'idea di quale fosse l'abbigliamento completo di un antico guerriero e necessario attingere alle immagini o alle descrizioni del suo tempo.
Statue, bassorilievi, pitture, lastre tombali, miniature su codici di pergamena, cronache e resoconti di antichi viaggiatori, sono le fonti da cui ricavare notizie indispensabili ad una ricostruzione completa.
Le armi e le armature che fanno bella mostra di se nei musei appartengono quasi sempre a un periodo più tardo, quando si era diffusa l'abitudine di conservare le armi di famiglia a testimonianza della propria nobiltà guerriera.
La riproduzione dell'armamento antico usata per vestirne attori e comparse in opere teatrali, rievocazioni storiche, poi anche e soprattutto nei film, e stata per molto tempo generalmente approssimativa e fantasiosa, con largo uso di latta e cartapesta.
D'altra parte riprodurre fedelmente, per esempio, un elmo medievale rispettandone forme, spessori, materiali, tecniche di lavorazione, richiede studio accurato e abilità artigianali che col tempo erano andate perdute. Lo stesso vale per una spada, se non ci si contenta di fare un oggetto poco più che carnevalesco.
Agli inizi degli anni Sessanta del Novecento, Silvano Del Tin cominciò a riprodurre stiletti seicenteschi. Dopo qualche anno il fascino di una sfida che proveniva da secoli lontani divenne più forte: sarebbe riuscito lui, erede della secolare tradizione dei maestri del ferro di Maniago, a emulare gli antichi armaioli? Comincio a cimentarsi con la riproduzione di alcune spade medievali, e le presentò alla Mostra dell'Artigianato di Firenze, dove furono subito apprezzate.
Aiutato dai figli Flavio, Fulvio e Maurizio, ripercorse le fasi di lavorazione di lame e corazze, elmi e alabarde, affinando sempre più tecnica ed abilita, e nello stesso tempo approfondendo lo studio dei rari esemplari antichi, delle fonti iconografiche, di qualunque elemento potesse servire a realizzare riproduzioni "vere" sotto ogni aspetto, da quello puramente formale (curato in ogni dettaglio) al peso, equilibrio, consistenza, tempra, trattamento delle superfici.
Oggi, scomparso Silvano, Fulvio Del Tin prosegue l'attività con grande passione e competenza, realizzando riproduzioni che sono ormai note e apprezzate in tutto il mondo e che gli hanno meritato numerosi riconoscimenti.
Grazie alla sua opera, abbiamo visto in vari film armi finalmente fatte come si deve. "Robin Hood" con Kevin Costner, "Braveheart" con Mel Gibson, il cavaliere che custodisce il Santo Graal in "Indiana Jones e l'ultima crociata", i bravi nell'ultima versione dei "Promessi Sposi", hanno potuto mostrare agli spettatori un armamento convincente e realistico proprio perché sono state utilizzate le opere di Del Tin.
A dimostrare che la qualità di queste riproduzioni non si limita all'aspetto esteriore, vale il largo uso che se ne fa nelle varie "compagnie" e "scuole" di scherma medievale e rinascimentale, sorte per
riscoprire questa disciplina.
Lo studio e l'esercizio delle varie "botte" e "parate" richiede armi e difese del corpo che corrispondano, nelle dimensioni, nel peso, nell'equilibrio, nella resistenza, agli originali dell'epoca.
Esemplari speciali, veri pezzi unici, sono stati realizzati da Fulvio Del Tin per mostre a tema su antiche popolazioni guerriere, come i Celti o i Longobardi, o su particolari ordini cavallereschi, come quello dei Templari. Dopo le esposizioni, questi pezzi sono andati ad accrescere la collezione personale del loro autore, che è veramente unica nel suo genere.
Per la mostra di quest'anno sono state scelte soprattutto le riproduzioni relative all'armamento di popoli antichi: Celti, Romani del periodo imperiale, Longobardi, Vichinghi, Normanni, per mostrare quel che nessun museo di reperti originali potrebbe offrire. II percorso prosegue poi con le prime Crociate, le armi del Trecento e Quattrocento, riprodotte anche da originali ben conservati, ma appunto per questo rarissimi. Infine le armi del Seicento, importanti per concludere un percorso che vede, per grandi tappe, l'evoluzione dell'armamento offensivo e difensivo come era stato concepito per secoli, prima che la definitiva affermazione delle armi da fuoco ne sancisse la scomparsa pressoché totale.

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I coltelli di Randall

di Cesare Calamandrei


Per la seconda volta gli appassionati italiani di coltelleria moderna USA possono accostarsi a tanti esemplari riuniti della migliore e pi famosa produzione americana: "Randall the best"? Si Randall il migliore. E lo dicono in USA, dove di coltelli se ne intendono.
Randall il migliore. "E probabilmente - come scriveva qualche anno fa in un suo articolo su Diana Armi, Primo Zoppi, - lo e davvero, soprattutto se consideriamo i suoi coltelli da un punto di vista utilitaristico e per il modo in cui sono ancora oggi fabbricati: a differenza della stragrande maggioranza dei coltelli di tutto il mondo le cui lame sono tranciate, quelle di Randall sono forgiate. Come si faceva un tempo. Bo Randall e un personaggio, ormai. E' uno dei pilastri della coltelleria mondiale di un certo tipo. E se in Europa i suoi pezzi - che giungono col contagocce - vanno a ruba, negli States egli e
diventato un mito. E molti appassionati, anche nostrani, si rivolgono ormai direttamente a lui, spettando quanto c'è da aspettare (a volte molti mesi) pur di avere un suo pezzo, magari personalizzato, dal manico di un certo materiale anziché standard.
Ed e grazie ad uno di questi nostri cultori del bel coltello moderno, Piero Guasti, che e possibile oggi ammirare un panorama (oggi ancor più ampio rispetto al 1994) cosi significativo della produzione della piccola ditta del maestro di Orlando in Florida.
11 gusto per il bello e, indiscutibilmente, soggettivo. Ma a quanto pare la massa di collezionisti che la pensa come noi e enorme: della produzione di Bo forse il più bello, il più elegante ( senza, per carità, niente voler togliere agli altri) e il n 1. Quel "n° 1 All Purpouse fighting knife" che, nato come coltello militare ed utilizzato da tanti soldati americani durante la seconda guerra mondiale, dimostrò ampiamente di essere adatto, per le sue doti e caratteristiche, ad essere impiegato per tutti gli usi e necessità. Non pochi fanti e marines in qualche modo devono la vita a questo loro affidabile
"silenzioso amico". Nel Pacifico come in Corea e Vietnam. Fu il primo di una stirpe che ormai conta, tra tipologie base e varianti, diverse decine di modelli. Citarli tutti qui e, ovviamente, impossibile. E' impossibile dimenticare il primo coltello andato nello spazio: il n 17, l'Astro, che fu al fianco del Maggiore Gordon Cooper in quel Progetto Mercury che ha portato il primo uomo sulla luna.
Ma non si può neppure dimenticare che Randall, in collaborazione con il Capitano della Sanità USA in Vietnam, George Ingrahm, concepì e realizzò il primo coltello survival a manico cavo della storia, il "n°18 Attak Survival" ora esposto al Metropolitan Museum of Art di New York. Dal quale prese le mosse un altro grande maestro americano, Jimmy Lile padre del "coltello di Rambo". Alcuni lavori di Lile - e di Bon - compaiono giustamente qui, accanto a quelli del mitico Maestro di Orlando.
Gli americani, al di la delle loro nevrosi, delle loro manie, della loro - in parte presunta - fanciullezza, grazie alla conformazione e alle dimensioni della loro terra hanno avuto il non disprezzabile dono di saper trasformare rapidamente la storia in leggenda, in mito; trasfigurando la realtà, plasmandola come hanno plasmato il loro continente.
Leggenda e mito fanno sognare e il sogno è un'innocente quanto importante realtà liberatoria che attenua gli effetti negativi della vita caotica, stressante, frustrante di oggi.
La storia, ricordiamolo, molto spesso nell'arco dei millenni è sopravvissuta, magari deformata, appannata, grazie alla propria leggenda: e in questa stanno entrando, con Jim Bowie, gli uomini che concepirono e forgiarono queste lame.
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II coltello "Custom" italiano

I partecipanti a questa mostra mercato, non sono semplici artigiani, ma veri e propri artisti che creano coltelli 'unici" fatti completamente a mano e costruiti spesso con materiali pregiati.
Si possono ammirare manici, con finiture d'argento o di altri materiali preziosi, lame realizzate con la tecnica del damasco, che formano oggetti da collezione di grande pregio.
Un'occasione per gli appassionati del settore di trovare riuniti importanti 'maestri coltellinai'' provenienti da tutta Italia e per tutti un'opportunità per ammirare piccoli, ma preziosi capolavori.
 

Sabato 3 e Domenica 4 Giugno
Locali Vecchia Propositura

Hanno partecipato alla rassegna i maestri Bruno Trombin, Daniele Barban, Pierluigi Gulli, Sandro Mariani, Maurizio Mattioli e Claudio Riboni.

 

COLTELLI GIOIELLI di Daniele Barban

 

 

" Arlecchino"

Lama in acciaio Bohler N690, 60hrc

impugnatura in bosso, ossidiana, resine epossidiche

con ossidi e sabbie

 

Pietre dure, turchesi e lapislazzuli, graniglie sintetiche, ossidiane, coralli, avorio fossile, graniti e sabbie ricomposte con resine epossidiche, legni esotici ed essenze nazionali, ebano, pink ivory, giuggiolo, bosso. La ricerca di Barban sui materiali, sugli intarsi e sulle forme sembra non conoscere più alcun limite: i suoi coltelli sempre di più assomigliano a gioielli, a opere d'arte.

 

 

" Rosso"

Lama in acciaio 440C, 56/58hrc

impugnatura in pink-ivory e ossidiana

 

E non solo 'metaforicamente', dal mornento che ie impugnature delle creazioni più recenti sono un dichiarato omaggio all'arte astratta contemporanea, alle opere di artisti come De Staël, Pasmore... I coltelli di Barban e in particolare quelli che compongono la collezione presentata in questa sede sembrano destinati alla contemplazione, piuttosto che all'uso. E non certo perché gli intarsi e i materiali "preziosi" abbiano reso delicato l'utensile: i ferri taglienti dell'artista ferrarese sono concepiti per resistere a usi estremi ma chi avrebbe il coraggio di usare un'opera d'arte per tagliare una bistecca.
Peggio ancora chi avrebbe il coraggio di gettare un dipinto, una scultura, un prezioso gioiello nella lavastoviglie? Per questo motivo i "coltelli gioielli" di Barban, sono destinati alle casseforti e alle pareti dei collezionisti, non certo ai cassetti della cucina. Nelle realizzazioni del coltellinaio ferrarese il concetto di utensile viene sovvertito nel nome dell'arte.

 


 

" Giallo"

Lama in acciaio 440C, 56/58hrc

impugnatura in giuggiolo e lapislazzuli

 

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11° concorso Coltello amatoriale

II concorso e strettamente riservato a dilettanti, un numero sempre crescente di appassionati che impiega ore e ore di paziente lavoro per realizzare coltelli completamente modellati a mano, utilizzando spesso materie prime e strumenti di recupero.
Due le sezioni previste: coltello a lama fissa e coltello a serramanico.
Per tutti i partecipanti e previsto un coltello in regalo e una giuria composta da membri del Centro di Ricerca e Documentazione sull'Artigianato dei Ferri Taglienti designerà i vincitori del concorso per ciascuna sezione.


Premiazione: Domenica 4 Giugno ore 17
Palazzo dei Vicari

Il concorso ha visto la partecipazione di 20 amatori ed ecco i risultati:

Coltelli pieghevoli

1° - Italo Cane

per l'originalità delle soluzioni e per la cura delle esecuzione

2° - Luigi Guerra

3° - Guido Valoroso

 

Coltelli a lama fissa

1° - Roberto Bernini

per le forme semplici ed equilibrate, studiate con cura e per l'esecuzione molto accurata

2° - Daniele Conticini

3° - Claudio Trombi

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